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In questi giorni, passeggiando per il centro di Rimini o per la spiaggia, ci è tornato in mente questo video.
Connessioni Sottili è un brano strumentale che dà il titolo al nostro album del 2014. Le “connessioni sottili” si riferivano alla precarietà delle relazioni tra persone. Come tutto si regga, a volte, su una concomitanza di situazioni e di contesti. Basta un cambiamento degli elementi in gioco e si perde quella connessione. Di queste connessioni ovviamente fa parte anche internet. In questo periodo di lockdown e poi di distanziamento le reti sono state il mezzo per i nostri rapporti, tornando in parte a quella promessa utopica che aveva il web agli esordi. Nella promessa di fare tutto da remoto, come lavorare da remoto, fare scuola a distanza, anche se è stato e forse sarà più difficile e complicato di come ce lo figuravamo.
I brani dell’album, visto in retrospettiva, cercano di raccontare le relazioni umane nel vivo. A volte sfumate, a volte pasticciate, a volte linee definite, ma sicuramente colorate come il disegno in copertina. Finire un disco con le frasi “trabocca il nero ormai, si mangia tutto il limite” può sembrare non troppo ottimistico. Ma il fatto di aver trasformato le esperienze in canzoni con l’aiuto di altre persone è un atto ottimistico. E anche questo video lo è.
Il video parte all’alba e segue la città di Rimini nel suo risveglio. Adesso è come se fossimo in quel momento della giornata in cui albeggia, arriva il primo treno alla stazione, la spiaggia è solitaria. Ma arriverà il brulicare di persone. Troveremo il modo di ricomporre le nostre abitudini anche se qualcosa non sarà più necessariamente come prima.

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WHITE SPACES

Guarda il video WHITE SPACES regia di Francesco Paolini Abbiamo presentato la canzone con gli amici di Radio Casotto – Indi(e)pendenze, puntata 56 Clicca qui per ascoltare il podcast su Spreaker con la nostra intervista

L’estate esplode 2020

Tre anni fa usciva “L’estate Esplode”: fine dell’estate, fine dell’età dell’oro immaginata. L’estate che brucia probabilmente rubata da Carson McCullers: “Quell’anno aveva perso l’estate, le verdure dell’orto erano cresciute ed erano state mangiate senza che lui se ne accorgesse. La feroce vampa dell’estate gli aveva bruciato lo spirito”. [Orologio senza lancette, 1961]